Sharon Rooney e la chiamata che cambiò la sua vita.

Sharon Rooney non ha mai preso sul serio la recitazione. Poi un’amica è venuta a mancare e la sua vita è cambiata.

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Sharon, che adesso ha un quarto di secolo, ci ha detto: “Quando ero piccola volevo fare l’infermiera; in realtà ancora adesso spero di poter diventare infermiera quando sarò grande. Ma pensi che qualcuno mi lascerebbe mai mettere un catetere?”

Dovremo aspettare per vedere se Rooney riuscirà a diventare infermiera perché per adesso ce l’ha fatta a diventare attrice. Il suo ruolo da protagonista nella serie tv Britpop trasmessa da Channel 4, My Mad Fat Diary (in cui interpreta una teenager che oltre ai soliti problemi adolescenziali deve aggiungere anche un ospedale psichiatrico) le ha permesso di essere riconosciuta per strada, di avere più di 100,000 follower su Twitter e di essere nominata come Breakthrough Brit ai Bafta con mentore Olivia Coleman (suo idolo). Adesso si è anche aggiudicata un ruolo nella nuova sitcom della BBC Scotland, Miller’s Mountain, con sceneggiatura di Donald McLeary che ruota attorno ad una squadra di ricerca e salvataggio, guidata da Jimmy Chisholm. In questa serie interpreta una scozzese. Nonostante in My Mad Fat Diary sfoggi un accento del Lincolnshire, nella vita Rooney è scozzese ed è nata a Glasgow. “È stato bello essere finalmente circondata da altri scozzesi. Potevo dire ‘whit?’ senza che nessuno si offendesse.

Ma il ruolo di Rae è speciale. Perché Rae (personaggio basato sulla vita di Rae Earl, la donna che ha scritto i diari) ha toccato la vita di tante persone. Quindi si, molti la fermano per strada. Alcuni più di altri. Alcuni le raccontano storie piene di dolore, insuccessi, fragilità e inadeguatezza. “Non sto parlando solo di giovani” mi racconta mentre arriviamo all’ultimo piano del palazzo della BBC a Pacific Quay. “Sono persone della mia età, di 30, 40, 50 e 60 anni.”

A volte può risultare difficile parlare con queste persone, perché in fondo è solo un’attrice. “Non so come aiutarle. A volte mi ritrovo faccia a faccia con degli sconosciuti che mi raccontano la storia della loro vita, spesso terribile. E a quel punto non posso far altro che dire ‘Mi dispiace, non so che dirti.’ È difficile.”

Sicuramente interpretare qualcuno con i problemi di Rae le ha aperto gli occhi. “Adesso penso di capire di più. Una su tre persone è affetta da una malattia mentale.” Poi comincia a guardarsi intorno e dice: “Guarda quante persone ci sono in questa stanza. Sono davvero tante.”

Quello che è incredibile di Rae, dice Rooney, è che le succedono tante cose e per questo è facile relazionarsi a lei. “Spesso vengo avvicinata da mamme che mi dicono: ‘Ti sono davvero riconoscente perché adesso capisco. Adesso so come parlare con i miei bambini. Adesso so che non si tratta di capricci da ragazzini o di attirare l’attenzione.’ E questa cosa è bellissima.

Rooney invece riesce ad identificarsi in Rae? Perché l’ultima cosa che si direbbe di lei, a vederla, è che sembra fragile. Dice di essere timida e di preoccuparsi molto, ma dalla nostra conversazione ho dedotto che è divertente, autoironica e sicura di sé. Mentre Rae fa fatica ad accettarsi, Rooney invece sembra essere perfettamente ad agio con il proprio corpo. Viviamo in una società che spesso dà troppa importanza all’apparenza. I media ci dicono, costantemente, che siamo troppo grassi, magri, neri, bianchi, vecchi. Una serie come My Mad Fat Diary, invece, ci ricorda che gli stereotipi vanno combattuti. Rooney invece ci offre un altro approccio. Ignorare tutto.

Ma adesso che ha avuto successo, Rooney si vede come un modello per le altre ragazze? “Mi considero un modello solo per il fatto che cerco sempre di essere me stessa. E non voglio dire che tutti dovrebbero portare la mia taglia; ma neanche che dovrebbero essere tutti una 38. Se siete felici e in salute fregatavene della taglia. Una persona mi piace non per la taglia, ma per la personalità. Mentre crescevo sarebbe stato bello vedere in tv qualcuno che non rientrasse nei canoni della bellezza, o che non avesse la solita taglia. Ma non ho mai pensato: ‘Vorrei che ci fosse qualcuno con i fianchi più grandi’. Non mi è mai passato per la testa e non mi ha mai dato fastidio. Ho sempre portato più o meno la stessa taglia, ma questo non mi ha mai impedito di fare quello che voglio fare, perché non ho mai lasciato che la mia taglia influenzasse la mia vita. Penso di essere stata fortunata perché sono cresciuta in una famiglia piena di amore,che non mi ha mai fatto sentire inadeguata. Non mi sono mai sentita brutta.”

Ed è giusto che sia così. Rooney è molto affezionata ai suoi genitori, tanto che vive ancora con loro. Ha pensato di trasferirsi al sud, ma vivere con i suoi è gratis. In più a Glasgow ha tanti amici e l’alternativa sarebbe probabilmente vivere per mesi interi in una camera d’hotel. “Adoro vivere a casa con i miei dove posso bere la Irn Bru quando voglio.” E poi può passare la domenica a giocare a Monopoly elettronico con i genitori. Domenica scorsa ha perso, perché ha venduto Park Lane a suo padre. “Sono una persona abbastanza noiosa. Il sabato sera gioco a Monopoly con i miei genitori, e perdo.” Solo quando parla dei genitori è molto cauta. L’unica cosa che dice è che il padre è un uomo d’affari. “Ho paura che scriverai che mio padre è nella Mafia. Ma ti assicuro che non è mafioso. Se lo fosse indosserei vestiti firmati.” Guarda persino My Mad Fat Diary con suo padre. Divertente. Per me è imbarazzante anche solo guardare scene di sesso con i miei genitori, figuriamoci esserne la protagonista. “Quando vedo Rae non penso a me stessa, non è come rivangare il mio passato. Spesso mi chiedono: ‘Come fai? Non è imbarazzante?’ Grazie a Dio non rivedo me stessa in Rae, altrimenti non potrei più guardare la serie, sarebbe troppo strano.”

Carriera da infermiera a parte, Rooney ha sempre voluto essere una performer. Mi racconta di come a tre anni la zia l’abbia portata a vedere una pantomima e lei se ne sia stata tutto il tempo a ballare sulla poltrona. “Mi ricordo che una vecchietta si è avvicinata a mia zia e le ha detto: ‘La guardi, sembra che sia proprio nel suo elemento’. Da quel momento ‘element’ è diventato il mio nome d’arte. Ella Mint. Mia madre quando mi manda le cartolina, ancora scrive ‘Per Ella’.”

Da piccola Rooney faceva dei piccoli spettacoli per i genitori e i nonni, soprattutto imitazioni di Michael Jackson. Ha studiato recitazione prima a Glasgow, poi a Hull, ma c’era così tanta teoria da studiare che ha finito per annoiarsi. Probabilmente il fatto che sia dislessica non ha aiutato, ma non l’ha scoperto fino a quando non è arrivata a Hull. Poi è tornata a Glasgow per lavorare a teatro, mettendo in scena spettacoli per bambini, e per fare la commessa; ed è stato proprio mentre lavorava da Home Bargains, che ha scoperto di aver ottenuto l’audizione per My Mad Fat Diary.

Ha provato anche a fare la cabarettista, seguendo le orme dell’amica Anna. “Ero a corto di soldi e avevo bisogno di lavorare. Ma non sono mai stata così felice. Alcune gig erano terribili, altre divertenti. Poi ho deciso di cantare. Sai quando decidi di fare qualcosa e poi te ne penti? Ogni sera uscivo con una gonna striminzita e sentivo la gente dire ‘awww’ e le donne zittire i propri partner. Mi sono sempre esibita con canzoni divertenti e una volta ho persino cantato con Emili Sande.

Da come ci racconta Rooney, sembra che la sua vita sia stata un susseguirsi di eventi divertenti. E lo è stata, quasi sempre. Quando ha fatto la prima audizione di My Mad Fat Diary ha pensato: “Li farò ridere. Entrerò nella stanza e sarò divertente perché è quello che ho fatto tutta la mia vita. Ho sempre interpretato ruoli comici e allora ho pensato che li avrei fatti ridere e che avrebbe funzionato.”

Poi, arrivata all’ultima audizione, poco prima di entrare ho ricevuta una chiamata e mi hanno detto che una mia amica era appena morta.”

“È stata una morte improvvisa?” “Si, non stava male, è solo che . . . a volte nella vita accadono cose che non riusciamo a spiegarci.”

“Adesso sono più padrona delle mie emozioni, ma se due anni fa mi avessi chiesto di raccontarti un episodio triste della mia vita, ti avrei detto: ‘Non ne ho; sono felice.”

Ma quella telefonata le ha cambiato la vita. “L’ultima volta che ci siamo parlate mi ha detto: ‘Non tornare a casa senza aver ottenuto la parte! Vai e combatti!’ Due giorni dopo, mentre aspettavo di essere chiamata per l’audizione, ho ricevuto la telefonata e ho pensato ‘Ora o mai più!”. Non avevo neanche più paura di far vedere quello che provavo in quel momento. Sono stati tutti così carini con me. Mi hanno detto: ‘Ti riportiamo a casa!’. Ma sapevo che se me ne fossi andata, lei non mi avrebbe mai perdonata di essermi fatta scappare l’occasione di una vita. In quel momento ho capito che avrei dovuto mostrare anche la mia vulnerabilità, e ha funzionato.”

È esagerato dire che My Mad Fat Diary le ha cambiato la vita? “No, perché è la verità.” Ma una volta gli unici ruoli che le venivano offerti erano quelli del bullo o della ragazza vulnerabile. “Non avevo mai altra scelta: bullo o vittima.”

Ma adesso le cose stanno cambiando. Ancora non sa se My Mad Fat Diary avrà una terza stagione, ma in autunno parteciperà ad uno spettacolo teatrale e adesso ha la sit-com Miller’s Mountain, dove interpreta una barista dalle battute esilaranti. “È uno dei lavori più divertenti di sempre. E poi ho imparato a versare la birra nei boccali. Non l’avevo mai fatto perché in realtà non bevo.”

Forse Rooney fa parte di un cambiamento che è più grande di lei. Basta accendere la tv per vedere donne come Ruth Jones, Rebel Wilson e Lena Dunham. Lo stereotipo della donna ritoccata finalmente è messo alla prova, così come la definizione classica di bellezza. “Ruth Jones è bellissima. Anche Lena Dunham è bellissima. Magari non sei d’accordo . . .” Ma io annuisco. “Sono contenta che tu sia d’accordo.”

Il successo ha reso Rooney più sicura? Lei dice di no. Anzi, forse si sentiva più sicura a 15 anni. “Ballavo ogni settimana, avevo un meraviglioso gruppo di amici ed ero felice. Avevo anche un ragazzo e uscivamo insieme, ma in realtà in tre anni di relazione ci saremo baciati al massimo un paio di volte. So che alcune persone, a scuola, devono affrontare tante difficoltà. Ma io ho sempre voluto recitare e nessuno mi ha mai detto di no, nessuno mi ha mai detto ‘È stupido’.”

Sharon Rooney è diventata un’attrice e nessuno pensa che sia stupido. Direi che questo è davvero un lieto fine. I pazienti che hanno bisogno di un catetere dovranno aspettare ancora un po’.

Miller’s Mountain va in onda martedì su BBC1 alle 22:35.

Articolo di Teddy Jamieson

Traduzione di Martina Giovannelli

Fonte

 

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