4 ragioni per cui non abbiamo bisogno di una versione americana di My Mad Fat Diary!

“My Mad Fat Diary” è una serie sulla mia vita.
Beh, non esattamente. La mia vita è stata diversa, in modo significativo. Tipo, per esempio, non sono mai stata ricoverata da adolescente. Oltretutto, sono cresciuta nel sud della Florida,un ambiente radicalmente diverso da quello dello Lincolnshire di MMFD, che ho dovuto cercare sulla mappa, ma anche vedendolo lì sopra non mi diceva molto siccome so poche delle contee inglesi, apparte di quanto è incredibile che il Regno Unito sia così piccolo in termini territoriali eppure le persone che ci vivono parlano con accenti differenti e hanno tradizioni culturali diverse?
Sto divagando. “My Mad Fat Diary” è, piuttosto, una serie sulla mia vita interiore ed emozionale legata ad un certo punto del mio passato, così come lo è di altre persone di età diversa, praticamente di chiunque sia stato un adolescente.

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La serie nominata ai BAFTA  è un prodotto dei nostri cugini britannici, questo significa che molti di voi non l’hanno vista, o nemmeno ne avete sentito parlare — perchè non è mai stata trasmessa su un canale nazionale americano, non è nemmeno disponibile su uno dei siti statunitensi di streaming come Netflix o Hulu. Episodi interi possono essere trovati su You Tube, che non posterò poichè non credo siano legali e preferisco che rimangano disponibili lì.
Chi mi segue da tanto sa che ho una semi ossessione con la televisione britannica. Ci sono alcune ragioni per questo, e non è una semplice anglophila: i budget sono ridotti,ma la scrittura è migliore, comporta più rischi, per lo più delle volte. Le serie (o stagioni, parlando in termini USA) sono più corte, e so che questo mi rende una stramba, ma mi piace una storia che dura 6 episodi e poi finisce. Oltretutto, tende ad essere affilato- le storie, le situazioni, anche il linguaggio tende ad essere tagliente, oscuro,più tetro, un po’ più autentico e mortificante.
Per più di un anno, ho detto a chi mi ascoltava che “My Mad Fat Diary” è una delle cose più coraggiose e reali che io abbia visto in tv, e che non sarebbe mai arrivata negli USA. Ma è saltato fuori che mi sbagliavo, perchè MTV ha commissionato un pilot per una versione americana della serie, chiendendolo a l’autore della serie britannica — Tom Bidwell —  che verrà qui questa estate per iniziare a lavorarci.
Ad essere sincera sono preoccupata. Mtv per queste cose non è la migliore — Guardate cosa è successo alla versione americana di Skins.” “Skins” era una avvincente serie britannica riguardante un gruppo di adolescenti; potete ancora vedere la versione inglese su Netflix, e non urlatemi contro se passerete una intera settimana a guardarlo.
MTV’s American “Skins” coinvolse gli autori inglesi, ma nonostante ciò fu un disastro. Anche in una versione più sotto tono, il pubblico americano non poteva farcela con il sesso, il sesso e il sesso, con accuse di pornografia giovanile (tenendo conto che gli attori erano minorenni) ha portato ad una perdita di pubblicità e alla conseguente cancellazione, perchè caaaavolo siamo ancora dei puritani per certi livelli.

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Ma la mia prima preoccupazione riguarda il fatto che questa serie non deve essere rifatta. Come“Skins,” “My Mad Fat Diary” è legata al suo tempo e al luogo in un modo in cui sarebbe difficile , se non impossibile, riprodurlo negli USA, e penso che coinvolgere l’autore originale renderebbe le cose peggiori.Ci vorrebbe qualcuno familiare all’originale,ma che possa parlare di una esperienza simile statunitense (e non lo dico perchè vorrei essere io a scriverla, anche se, uh, se volete potete chiamarmi e ne possiamo parlare).
MMFD va bene così com’è,e non capisco la necessità di farne un’altra versione invece di trasmettere l’originale. Sono gli americano una popolazione così provinciale da rifiutarsi di guardarla cercando di capire l’accento del Lincolnshire, e che il college inglese corrisponde al secondo anno di scuola superiore?
Veramente a questo non voglio rispondere. Anzi vi elenco quattro ragioni per cui MMFD è bellissima così com’è senza la necessità di essere rifatta.

1 Gli anni 90

“My Mad Fat Diary” è ambientato nel 1996, e la protagonista Rae Earl ha sedici anni. Io quell’anno ne avevo diciannove, ma sono riusciti ad essere così fedeli al periodo che non c’è una sola canzone nella serie di cui non sapessi le parole, anche perché per un caso fortuito, è stato proprio intorno al ’94 e al ’95 che ha avuto inizio la mia anglofilia (partendo dai Blur, per essere precisi).

Sarebbe facile a questo punto lasciarsi andare alla nostalgia – allettante, anche, considerato che gli anni ’90 sono ritornati di moda recentemente. Ma una delle cose che preferisco di MMFD è che non ha trasformato il periodo dell’ambientazione in un circo di inutili riferimenti. Forse è perché sono abbastanza vecchia, ma non mi sembra così distante da oggi, molte volte sembra essere senza tempo – ciò che viene raccontato sarebbe potuto succedere 20 anni fa, o potrebbe succedere proprio ora.

Comunque i vestiti sono perfetti. Tutto quello che Rae indossa potrebbe essere stato nel mio armadio in quel periodo.

2 L’incubo del proprio corpo

Rae è una ragazza grassa. È proprio lì nel titolo. Per essere più precisi, è una ragazza grassa che soffre di un disordine alimentare – che ci viene mostrato nei primi episodi – ma che sta facendo del suo meglio per guarire. Il fatto che Rae smetta di abbuffarsi non porta magicamente ad un dimagrimento immediato , anzi i suoi problemi col cibo sono rappresentati come un fattore a parte che lei deve costantemente tenere sotto controllo. Questo è molto più realistico del solito racconto confortante in cui la protagonista risolve il suo disturbo alimentare per sempre e diventa improvvisamente “normale”.

Ma anche se “fat” è proprio lì nel titolo, le preoccupazioni di Rae rispetto al suo corpo sicuramente non sono limitate alla sua taglia, e la verità è che gran parte delle insicurezze che pensa siano causate dalla sua obesità in generale sono comuni a tutti gli adolescenti.

Quando Rae ha il suo “megaperiod” dopo mesi dall’ultima mestruazione, e le si sporca la gonna di sangue in pubblico, è disgustoso e comico e rappresenta bene la paura degli adolescenti per il proprio corpo, uno sguardo su come è vivere in un corpo che è del tutto imprevedibile. Voglio dire, non solo ha un’enorme macchia rossa sul dietro della sua gonna, ma deve anche andarci in giro in una strada pubblica. (Non riesco, però, ancora a capire perché in quella scena non si tolga la giacca e se la leghi attorno alla vita, molto semplicemente- non è quello che tutti farebbero in certe situazioni?)

Allo stesso tempo, quando Rae riesce a superare le sue insicurezze ed essere semplicemente se stessa, è fantastica e questo mi fa venire voglia di urlare. (In realtà, mi è capitato molte volte di urlare guardando questo telefilm. Ci sono Così Tante Emozioni.) Inizialmente, il terrore di Rae di farsi vedere in costume da bagno sembra essere causato solo dalla sua taglia, ma alla fine si scopre che ha anche delle grosse cicatrici sulle gambe dovute a ferite che si è procurata lei stessa. Quando questo viene fuori alla festa in piscina, invece di morire per l’imbarazzo come si sarebbe aspettata, Rae fa finta di niente e scherza, e di conseguenza i suoi amici – che la apprezzano per com’ è, e a cui importa del suo aspetto molto meno di quello che Rae pensi – non sembrano preoccuparsene minimamente.

3 Migliori amiche

Rae e Chloe si conoscono fin da quando erano piccole, e quindi si portano dietro tutto quel bagaglio che deriva da un’amicizia di vecchia data. Rae si è sempre sentita inferiore in confronto a Chloe, la tipica bella e snella, ma le sue insicurezze non sempre la costringono a ritirarsi nell’ombra. A volte tirano fuori il suo lato più competitivo, che è un bel cambiamento rispetto al tipico ritratto della amica dolce e grassa che si tira sempre indietro per crogiolarsi nella sua autocommiserazione.

La loro relazione è deliziosamente complicata, come spesso lo sono le amicizie fra adolescenti. Quando Rae e Chloe cercano di conquistare lo stesso ragazzo, Rae non si abbatte, ma usa le note debolezze di Chloe (per esempio, la sua ignoranza in materia di musica) contro di lei. D’altro canto Chloe non risparmia colpi dicendo a Rae che nessun ragazzo vorrebbe uscire con una ragazza grassa, e questo è quanto. Ma poi quando Rae ha un appuntamento che potrebbe apparentemente finire facendo sesso (e OGNI appuntamento non potrebbe apparentemente finire facendo sesso quando hai 16 anni, anche se non l’hai mai fatto prima, non faceva anche questo parte della disperazione e del terrore nella vita di un adolescente?) e Chloe la costringe a subire un “makeover”, Rae acconsente, anche se, a quanto sembra, ha ottenuto l’appuntamento con il suo aspetto di sempre, e anche se gli sforzi di Chloe la lasciano insicura e a disagio.

Sono così intrappolate nelle loro teste e nelle loro insicurezze che incomprensioni e sentimenti feriti sono inevitabili. Ad un certo punto, Chloe, quasi in lacrime, confida a Rae quanto sia difficile entrare in una stanza e avere addosso gli sguardi di tutti, e una Rae frustrata le dice “Sei davvero un’amica di merda”(You’re a really shit friend), forse perché crede che Chloe dovrebbe essere in grado di immaginare che anche Rae si sente nello stesso modo a volte – solo che non perché sia bella, ma perché è grassa.

In un episodio, Rae rinuncia ad un biglietto per un concerto imperdibile per accompagnare in ospedale Chloe che deve subire un aborto. In seguito, a casa di Chloe, le due ricominciano a legare e a confidarsi, e Rae inizia a raccontare a Chloe il suo peggior segreto, di essere stata ricoverata dopo un episodio di grave autolesionismo – Chloe, come tutti gli altri, crede che Rae fosse in Francia in quei mesi in cui è stata assente, prima che inizi la storia narrata nella serie.

Ma proprio mentre Rae si sta aprendo, il telefono squilla, e Chloe la molla lì per andare dal suo ex, che vuole “parlare”. Sarebbe facile classificare Chloe come il cattivo egoista e terribile della situazione, ma la bellezza di questi personaggi è che anche quando si comportano in maniera orribile, riesci comunque a comprenderli, e quando una Rae abbandonata inizia ad andare a pezzi, non posso evitare di sentirmi male per lei, ma anche per la Chloe insicura e in cerca di approvazione, che torna indietro dal tipo che l’ha trattata così male.

4. SESSO SESSO E ANCORA SESSO

Questa è stata la rovina della versione americana di “Skins”. I pensieri degli adolescenti sono così sporchi. Cioè, TANTO sporchi. Credo di aver dimenticato quanto eravamo tutti ossessionati dal sesso a quell’età. Anche prima di aver mai fatto sesso, SOPRATTUTTO prima di averlo fatto. I pensieri e i sogni ad occhi aperti che Rae annota sul diario abbondano di espressioni e disegni sconci, il suo monologo interiore è una costante raffica di desideri osceni.

Non ci si aspetterebbe da una ragazza adolescente questa ossessione esplicita per il sesso, non ce la si aspetterebbe per come sono raffigurate di solito le ragazze di quella età (per lo meno nella televisione statunitense): oggetti passivi dei desideri sessuali dei ragazzi e degli uomini, e non partecipanti attive, molto meno aggressive. Rae e Chloe sono interessate al sesso esattamente quanto lo sono i maschi – a volte, si potrebbe dire, anche di più – ma invece di ridere dei loro desideri sessuali o chiamarle troie, la loro curiosità e il loro interesse è rappresentato come naturale, normale e umano, come poi è, in realtà.

Ma, anche se Rae ne parla continuamente, è terrorizzata dall’atto in sé, e anche questo rispecchia perfettamente l’atteggiamento tipico degli adolescenti, è così reale che quasi fa male vederlo accadere nel telefilm. All’inizio della prima stagione, Rae si prende una cotta per l’attraente Archie, che sembra ricambiare i suoi sentimenti, e per questo si sente emozionata e confusa allo stesso tempo. Passano del tempo insieme e si baciano anche ad un certo punto, ma lo strano comportamento di Archie, prima apparentemente preso e poi freddo, si spiega solo quando Rae scopre che in realtà è gay.

E quando succede, lei gli dice, “So di essere brutta, e so di non piacere ai ragazzi, perché mi hai fatto credere di piacerti?” Dicendo questo non si vuole autocommiserare. Rae non è a caccia di complimenti, non vuole cha Archie la rassicuri. È semplicemente convinta di queste cose ed è arrabbiata con Archie per averle fatto credere il contrario, invece di permetterle di accettare la sua condanna a rimanere Sola Per Sempre con i suoi disegni osceni e i suoi pensieri sporchi – un pensiero che, prima o poi, passa per la testa di quasi ogni adolescente, a prescindere dal proprio aspetto.

Ci sono davvero tante cose fantastiche in questo telefilm, dalla relazione complicata di Rae con sua madre, al modo in cui viene colto quel prezioso bisogno di “appartenere”, allo straordinario talento, fino ad ora sconosciuto, di Sharon Rooney nel ruolo di Rae Earl. La Rooney in qualche maniera trasforma questo personaggio in una persona vera in cui non si può evitare di riconoscersi e per cui non si può fare a meno di tifare, ma anche qualcuno le cui scelte sbagliate e insicurezze ci fanno impazzire nel modo in cui solo uno stupido adolescente può fare. (Insomma, ci sono stati momenti della seconda stagione in cui ho letteralmente afferrato lo schermo perché volevo prenderla per le spalle e scuoterla e… RAE SMETTILA, TI PREGO.)

E certamente seguirò con interesse l’evoluzione della versione di MTV, ma non ho grandi aspettative. A quanto pare, la loro idea è di fare di “My Mad Fat Diary” una serie comica con episodi di mezz’ora, e già questo mi ha fatto temere il peggio, perché non voglio che Rae si trasformi solo in qualche barzelletta, e sono quei momenti drammatici che ti sconvolgono la giornata a rendere questa serie davvero speciale.

Spero di sbagliarmi, insomma, cosa ci può essere di meglio di DUE versioni riuscite di questo telefilm? Ma se alla fine avrò ragione…ehi, almeno avremo sempre il Lincolnshire.

Articolo di Lesley Kinzel

Traduzione a cura di Maddalena Milillo e Roberta Grella

FONTE: XOJANE.COM
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