Il successo di Tom arriva negli States ( Versione USA di My Mad Fat Diary)

 

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Lo sceneggiatore cinetelevisivo Tom Bidwell sarà presto negli Stati Uniti per lavorare alla versione americana di un famosissimo telefilm del quale si è occupato negli ultimi due anni.
My Mad Fat Diary, trasmesso da E4, è l’adattamento televisivo dei diari di una sedicenne obesa, Rae Earl, che oggi vive in Australia. Bidwell dice che scrivere la sceneggiatura di questo telefilm lo ha aiutato a superare delle esperienze traumatiche legate alla sua adolescenza.
Tom, che vive a Towngate, Leyland, con la fidanzata Lorraine Metz e un labrador di nome Clyde, ha detto: “Il successo della prima serie di My Mad Fat ci ha garantito la messa in onda di una seconda stagione, che è appena finita. È stato stressante scriverla in così poco tempo, ma alla fine ne è valsa la pena. Il primo episodio della seconda stagione è stato il più twittato tra gli show trasmessi recentemente. Ha ricevuto oltre 76,000 tweet. Inoltre molti ragazzi ci hanno spedito delle lettere raccontandoci di come questa serie li abbia aiutati ad affrontare problemi di autostima. Questa per noi è una grande soddisfazione. Ovviamente sono contento per le nomination ai Bafta, ma la parte che amo di più di questo lavoro sono proprio le reazioni dei telespettatori che hanno preso così a cuore la serie. Lo trovo davvero commovente. A volte poi ci si dimentica per quale motivo si è iniziato questo lavoro, ma vedere quelle lettere, tutta quell’arte che trae ispirazione dallo show, è toccante.”
Tom ha 30 anni e sa che cosa significhi sentirsi “escluso”. Quello che ha dovuto affrontare quando frequentava la Balshaw’s High School è qualcosa che la maggior parte dei teenager non affronterà mai. A 14 anni, quando i dottori hanno trovato un tumore nella sua spalla, gli è stato diagnosticato il cancro chiamato Non-Hodgkin’s Lymphoma. Ha dovuto fare otto mesi di chemioterapia, perdendo così tutti i capelli, quindi sa di poter capire, almeno in parte, l’isolamento che ha sperimentato la protagonista di My Mad Fat Diary.
Tom, che è in contatto con la scrittrice dei diari, Rae Earl, ci ha spiegato: “I personaggi e l’umorismo sono di Rae, ma io mi sono occupato delle storie, ispirandomi anche alle mie esperienze. Credo che sia impossibile scrivere senza ispirarsi alla propria vita.”
Alla fine Tom è stato ripagato di tutti i suoi sforzi, perché lo show lo ha anche aiutato a superare alcuni problemi irrisolti di quando stava ancora combattendo contro il cancro.
Poi ha continuato a raccontare: “Un paio d’anni fa sono stato malissimo per sei mesi. Non ho mai superato quest’esperienza traumatica, non fino a dopo il telefilm, e ho avuto una crisi. I dottori pensavano che avessi la sindrome da fatica cronica, perché i sintomi sono simili a quelli dell’ansia, ma in realtà stavo solo cercando di superare quei problemi che portavo con me fin da ragazzo. Prima mi vergognavo a scrivere della mia malattia, non so perché. Poi ho fatto terapia, e sia parlare del mio passato, sia lavorare a My Mad Fat Diary, mi hanno davvero aiutato. Penso che per scrivere una sceneggiatura decente, ci sia bisogno di un po’ di verità. Scrivere è stato doloroso, ma catartico; adesso so che posso andare avanti e lasciarmi alle spalle questa esperienza. Questo però non significa che voglia dimenticare e rinnegare il mio passato. È parte di me, io sono sopravvissuto al cancro; sono un superstite. Ora però sto meglio e non sono mai stato così felice.”
Tom, che ha ottenuto cinque GCSE alla Balshaw High School e gli A-levels in teatro, inglese e studi dei media al Runshaw College, adesso sente di potersi godere l’imminente cerimonia dei BAFTA, che si terrà a Londra il prossimo 18 maggio.
Nel 2011, invece, è stato nominato agli Oscar per un cortometraggio su un paziente con il cancro, ma ammette di non essere stato abbastanza bene all’epoca per potersi davvero divertire. “È stato stressante, non stavo bene. Ma sono pronto per i Bafta, non vedo l’ora. Adesso mi conosco molto meglio, sono più rilassato e mi preoccupo di meno. Lascio che la vita faccia il suo corso.” Poi ha aggiunto: “Spero di poter portare Lorraine con me alla cerimonia. È stata molto importante per me quando ne avevo bisogno e questo sarebbe un bel regalo anche per lei. Non credo che vinceremo perché i nostri avversari sono Broadchurch, The Village e Top Of The Lake. Ma anche solo essere nominati al fianco di questi nomi è un onore”.
Il suo prossimo impegno lavorativo prevede un viaggio negli Stati Uniti, probabilmente a Los Angeles, per girare il remake americano di My Mad Fat Diary. “Lì la serie sarà diversa. Gireremo il pilot e poi aspetteremo la reazione del pubblico per decidere se continuare. Ogni episodio sarà di trenta minuti invece che quarantacinque, quindi ci saranno molte differenze. Per adesso sto lavorando alla storia, presto comincerò a scrivere i copioni. Io sono lo sceneggiatore, ma avrò un intero team che lavorerà con me alla stesura dei copioni. La difficoltà più grande credo che sarà far entrare tutto in trenta minuti di puntata, perché ci sono tante cose da dire. Inoltre dovremo stare attenti a non rendere la serie troppo comica, anche se questo potrebbe essere un rischio. Il telefilm in fondo tratta tematiche serie e sappiamo che per questo motivo ha avuto un ottimo riscontro con il pubblico.”
Tom però dovrà stare molto attento a non farsi sfuggire espressioni dell’Inghilterra del Nord; in questo lo aiuterà la sua fidanzata, che è americana. “Credo che dovrò abituarmi a scrivere ‘coffee’ invece di ‘brew’, ma non penso che avrò troppe difficoltà” aggiunge ridendo. “Lavorerò al fianco di persone che sapranno aiutarmi a capire le differenze culturali tra Regno Unito e Stati Uniti. Nel team ci sarà anche Jeff Greenstein che ha lavorato a numerose serie americane di successo come Friends, Will & Grace e Desperate Housewives. È un vero onore per me.”
Inoltre fare parte di un team così grande sarà di ispirazione per Tom, il quale ammette che lavorare da casa a volte lo fa sentire isolato dal resto del mondo. “Adoro lavorare da casa perché posso stare con la mia ragazza e il nostro cane. Questa è la parte migliore, ma mi capita di sentirmi solo. Ovviamente come ogni altro lavoro, richiede pratica e costanza. Si impara ad essere disciplinati e più ci si impegna, più si impara. E ho capito che non si smette mai di imparare; questo è emozionante.”

Articolo di Kay Taylor
Traduzione di Martina Giovannelli
FONTE: CHORLEY-GUARDIAN.CO.UK 

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